Le tecnologie per l’integrazione

Fino agli anni sessanta del secolo scorso la disabilità, l’Handicap e qualsiasi invalidità di alunni e studenti non erano oggetto di programmi e percorsi di integrazione. Durante la burrascosa fase sociale del 1968 i genitori di bambini e ragazzi disabili chiesero, a gran voce, che i loro figli fossero trattati come tutti gli altri e che venissero messi a disposizione, delle famiglie stesse, risorse e possibilità per affrontare nel modo migliore gli impegni di tutti i giorni e soprattutto quello legato all’istruzione dei figli. La loro richiesta era, quindi, di non essere più discriminati e ghettizzati, insieme ai loro bambini che erano costretti a frequentare istituti e classi speciali, ma di essere integrati e sostenuti per poter dare ai loro figli le stesse possibilità di apprendimento che hanno tutti.

Il riconoscimento formale arrivò solo a metà degli anni 70. Franca Falcucci,  l’allora sottosegretario del Ministro della Pubblica Istruzione chiese e ottenne dal Parlamento italiano una legge in cui la scuola doveva divenire il luogo d'eccellenza nell'impresa di integrazione e promozione dei diritti e delle risorse degli studenti disabili. Per la prima volta si scriveva e riconosceva, a chiare lettere, che il bimbo disabile è una risorsa di insostituibile valore per la crescita sana di tutti gli studenti e dell'intera comunità scolastica. Con le nuove normative venivano stabilite alcune regole che, tuttora, vengono considerate provvedimenti all'avanguardia nel panorama europeo del sostegno alla disabilità.

Da allora  bambini e ragazzi disabili hanno diritto ad essere inseriti in scuole e classi comuni e a frequentare classi non troppo affollate. Tutte le amministrazioni locali, le autorità sanitarie e gli Istituti Scolatici devono coordinarsi per sostenere la crescita allo sviluppo dei bimbi e ragazzi disabili.

All'inizio l'impresa di adeguarsi alle nuove regole fu difficile, ma, col tempo, cittadini, politici, corpo docente e istituzioni intere si sono rese conto che il rispetto dei diritti dei bambini disabili è alla base di un principio fondamentale in ogni comunità libera e democratica. Ossia è alla base della difesa dei diritti di tutti gli esseri umani. Infatti, adeguare, adattare e rendere funzionali le scuole pubbliche ai bimbi disabili trasforma ogni edificio scolastico in un luogo accogliente e vivibile per tutti e non solo per i disabili. Dal punto di vista pedagogico l'integrazione è stata una grande conquista anche per la crescita di tutti gli adolescenti italiani. La disabilità non viene più associata, come un tempo, alla discriminazione e alla ghettizzazione, ma al contrario alla fruibilità di spazi, risorse e al rispetto dei diritti umani.

La battaglia per l’integrazione che ha visto protagonista l’Onorevole Franca Falcucci e tutti coloro che hanno sostenuto, negli anni, approvazione di normative e promozione dell’integrazione, oggi, ancor più che in passato rappresenta un nodo cruciale per il futuro della scuola e dell’istruzione italiana ed europea. Il principio dell’integrazione, infatti, è diventato fondamentale non solo per il sostegno alla disabilità, ma anche per l’attuale modo di concepire l’apprendimento e lo sviluppo delle tecnologie didattiche.

In questi anni, come mai nel passato, si è diffuso il valore della personalizzazione dell’apprendimento nel rispetto della diversità e delle peculiarità individuali di ogni studente. Oltre che diversità personali, negli istituti scolastici, oggi molto più che in passato, si incrociano e vengono a contatto quotidiano studenti di cultura, usanze e religione diversa. L’integrazione, quindi, è divenuta una sorta di parola d’ordine che intere comunità scolastiche e locali hanno adottato a principio di base per ogni attività didattica.

Altrettanto intensa è stata la comunità di intenti tra il principio dell’integrazione e lo sviluppo delle tecnologie didattiche. La diffusione dell’informatica e delle tecnologie didattiche hanno dato la possibilità di estremizzare e valorizzare la personalizzazione delle attività di insegnamento e apprendimento. Nel caso dei bambini disabili le tecnologie informatiche e digitali hanno dato un impulso decisivo al lavoro di integrazione. I bambini disabili con handicap fisico/sensoriale possono utilizzare moltissime tecnologie digitali.

 Nel caso di non vedenti, ad esempio, i computer permettono agli studenti di ascoltare sintesi vocali di esercitazioni fatte sulle tastiere, di utilizzare schermi sensibili al tocco e stampanti che consentono la creazione del linguaggio Braille con caratteri in rilievo.

Altrettanto efficienti sono gli strumenti per bimbi con disabilità uditiva per i quali vengono utilizzati software multimediali e tochscreen.

Quando le invalidità riguardano gli arti superiori, cioè braccia e mani, vengono utilizzati caschi al posto di tastiere e mouse. Ma è molto sviluppato anche il comando vocale che ormai ha raggiunto alti traguardi tecnologici.

Ma questi sono casi molto gravi di disabilità. Quando con la tecnologia digitale si affrontano deficit e disabilità cognitive i risultati sono sorprendenti. Gli studenti si esprimono e utilizzano le tecnologie con grande abilità e l’integrazione diventa una battaglia vincente. Ancora una volta i fatti dimostrano che per sviluppare e valorizzare  le loro abilità gli studenti disabili o normodotati che siano, hanno bisogno di strumenti adatti e adeguati alle loro esigenze e alle loro diversità personali. L’avvento delle tecnologie informatiche permette di dare a ogni studente la possibilità di costruire le sue conoscenze attraverso la sua personale modalità e i suoi tempi tempi di apprendimento.

Nel caso particolare dei bambini disabili l’informatica abbatte barriere altissime. Il caso dei non vedenti è esemplare come lo sono altri. Anche in discipline, come l’Educazione Fisica, per le quali la disabilità motoria appare un ostacolo insormontabile, nuove tecnologie hanno permesso l’integrazione di ragazzi e giovani attraverso l’utilizzo di protesi.

Nonostante le conquiste normative e tecnologiche restano tuttavia, ancora, delle zone d’ombra nell’azione di integrazione per lo studente disabile. La formazione specialistica del personale docente riguarda una bassa percentuale di insegnanti con contratto a tempo indeterminato. I docenti di sostegno sono, nella stragrande maggioranza assunti con formula precaria. Spesso i genitori devono ricorrere ai Tribunali per ottenere il loro supporto. In moltissimi istituti scolastici ci sono attrezzature obsolete e in alcuni settori dell’istruzione secondaria di secondo grado il lavoro di integrazione non viene supportato da tutte le componenti sociali della scuola. Le anomalie e i disservizi non riguardano, spesso, solo gli studenti disabili, ma intere comunità scolastiche.

Anche sul fronte dei disservizi è lampante che laddove i diritti dei bambini disabili vengono rispettati viene garantita la fruibilità all’istruzione di tutti. Il principio di integrazione, quindi, resta il pilastro su cui regge tutto il sistema dell’istruzione italiano.


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